Il Progetto

L’installazione Ubiquo. Anatomia del Pensiero è la seconda opera proposta da Lucrezia Zaffarano e Andrea Sartori, i quali come temi centrali del loro dialogo artistico affrontano la presenza e l’assenza, la technè che dall’artista viene indagata attraverso la tangibilità della scultura e della materia e dal fotografo e filmmaker viene indagata attraverso le infinite possibilità che la tecnologia regala, indagano insieme in un processo analitico e sintetico l’estetica contemporanea che si manifesta attraverso la dualità luce-ombra, bianco-nero.

Lucrezia e Andrea uniscono i saperi antichi con la contemporaneità per restituire installazioni multisensoriali e multidisciplinari che diventano emblema di dialogo e di rilettura delle più famose opere della storia dell’Arte.

Tra il bianco e il nero, i non colori per eccellenza, il gioco sinestetico si dimostra accattivante e coinvolgente: non si riesce a stabilire cosa sia presenza e cosa sia assenza.

In Spolvero. Il Cenacolo rivelato, i fruitori ipovedenti, non vedenti e vedenti venivano posti sul medesimo piano di fruizione ed erano i non vedenti a svelare l’immagine per chi poteva fruirne. Il ribaltamento di ruolo e l’incertezza della fruizione accomunano entrambe le installazioni: le sculture devono essere toccate per creare una relazione tra l’uomo e l’arte e sono cosi manifestano, rendendo evidente, la loro video proiezione. Il legame in entrambe le opere è la necessità dell’altro che partecipando al dialogo rende visibile l’accadere dell’opera. Lo sono coloro che non vedono per chi guarda, lo sono i coraggiosi che toccano l’opera, ognuno restituisce con il suo “fare” agli altri: è il fare che denota e connota le due opere, poiché è proprio il pubblico che è chiamato all’interazione.

Il carattere rivoluzionario delle due installazioni tiene conto non solo dello spazio e del tempo di fruizione, ma si basa anche sul racconto che nel primo caso è presente ma è stato volutamente reso incomprensibile, nel secondo al contrario è esplicativo della scena.

In Spolvero infatti la riflessione è vedere oltre ciò che si vede, per capire che l’arte è un linguaggio che deve essere studiato per essere compreso, non basta l’emozione serve l’erudizione.

In Ubiquo invece la riflessione riguarda la consapevolezza del corpo e la sua anatomia, della forma, della proporzione, questioni ormai dimenticate dall’uomo contemporaneo.

In entrambe le Installazioni, oltre al visibile, la parte di invisibile è preponderante: le opere indagano il dietro oltre la superficie delle cose.

Ubiquo. Anatomia del Pensiero è un progetto a cura di Davide Sarchioni.