Ubiquità

La pretesa dell’ubiquità non è un desiderio recente dell’umanità; ha ipoteticamente origine da quando la geografia ha comincia a tracciare i primi confini delle scoperte dell’uomo.

Il “qui ed ora” è difficile da accettare in un mondo di possibilità illimitate come lo spettro del pensiero umano. L’uomo escogita, crea, esplora i mari e cerca la luna; è difficile accontentarsi di un unico luogo quando la ricerca dell’oltre si spinge nell’aldilà, mezzo di paragone della vita terrena.

L’ubiquità è la ricerca della forma oltre la presenza.

Fotografie, immagini e parole hanno sempre asservito alla pretesa di ubiquità dell’uomo, come presenza invadente e dominatrice. Le fotografie conservate con tanta cura dai combattenti al fronte erano il mezzo per entrare in contatto con la presenza/assenza delle amate a casa. Le lettere (sostituite dalla comunicazione moderna) erano lo strumento per attraversare le geografie e rendere tangibile al destinatario, tramite le parole, la presenza del mittente. L’ubiquità è rintracciabile anche nell’eternità della musica o della poesia.

L’aspirazione di onnipresenza dell’uomo ha raggiunto il massimo splendore con le nuove tecnologie, che estrapolate dal carattere positivi o negativa a cui possono essere associate, permettono di “arrivare” all’altro capo del pianeta, o che sia “l’altro capo del pianeta” ad arrivare da noi. Con i nuovi mezzi di comunicazione si può parlare con chiunque ed essere “qui” e “lì” allo stesso istante.

“Ubiquo. Anatomia del Pensiero” racconta l’uomo e la sua pretesa di onnipresenza e di perfezione. L’installazione è composta da una doppia fruizione: la tangibilità della scultura è coadiuvata dalla proiezione dello spettatore-partecipante, che è contemporaneamente presente nel “qui ed ora” e partecipe della propria proiezione. La presenza del simbolo dell’Uomo vitruviano, immagine emblema di perfezione rinascimentale, è il punto di partenza.

L’ubiquità è un istante presente e passato che riguarda altri mondi. Sebbene l’uomo, attraverso la fantasia, può immaginare di esser parallelamente in altri luoghi, è grazie alla tecnologia che questa pretesa diventa “tangibile”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *