Cecità

La cecità è da sempre considerata argomento tabù.

La vista è il più incredibile dei cinque sensi, è attraverso gli occhi che viene percepita la luce, e con essa le forme, i colori e gli oggetti; chi non può vedere, della luce percepisce “solo” il buio. L’oscurità, terrificante per i vedenti, non è altro che una condizione affine ai non vedenti e non è da considerarsi come una mancanza, ma come l’elemento opposto e contrario alla luce.

Attraverso la vista gli uomini possono percepire gli elementi lontani dal corpo. Gli altri sensi sono correlati a una prossimità vicina o di media distanza: tatto e gusto funzionano attraverso un contatto diretto, l’olfatto ha una funzione di breve distanza (anche se richiama ricordi lontani nella memoria), l’udito, seppur relativo a distanze notevolmente più ampie, permette di percepire suoni solo ad alcuni chilometri di distanza. La vista è un senso che consente all’uomo di destreggiarsi nel mondo e di cogliere la relazione tra vicinanza e lontananza.

Tutto ciò che è stato scritto e prodotto fino ad ora è descritto dal punto di vista dei vedenti. La considerazione può apparire tanto semplice quanto complessa: chi non ha mai visto la luna e le stelle non ne conosce la forma; può averne sentito parlare ma l’immaginario che ne ha è molto differente e unico in quanto slegato dal simbolismo visivo prodotto dal trascorso della storia umana.

È irrilevante percepire la lontananza se del mondo non si comprende la vicinanza. La cecità non è da considerarsi come uno svantaggio ma come una diversità. Se la vista è il senso più importante per l’uomo non resta che chiedersi perché spesso le persone, pur vendendo, non siano in grado di osservare. La cecità non è una sola mancanza fisica; è uno stato mentale. Tuttavia, la divisione viene principalmente fatta tra vedenti e non vedenti: luce e ombra.

Ma Cosa vuol dire “vedere”?

Per discorrere di visione (diversa da quella “angelica” del rinascimento) è stata creata la prospettiva, la proiezione precostruita di ciò che è visto attraverso l’occhio umano. Vedere il senso delle cose è una dote ammirata nella storia umana; la cecità, per tale capacità, era anticamente associata a qualità divine. Nonostante la vita frenetica dell’era moderna e le barriere architettoniche hanno creato maggiori difficoltà per i non vedenti, le tecnologie hanno portato un miglioramento notevole nella vita degli stessi. Il progresso tecnologico ha creato strumenti di ausilio formidabili: dalle tavolette tattili, usate per leggere e scrivere, alle applicazioni per smartphone, ai sensori che sfruttano l’intensità e la tonalità dei segnali acustici.

L’alfabeto braille rimane ciò nonostante la più incredibile delle rivoluzioni alfabetiche, il quale, pur essendo una presenza, è per i vedenti una misteriosa assenza.

La scienza, oltre a creare strumenti innovativi, svela misteri, e la cecità è oggi un mistero svelato dalla scienza. Resta tuttavia una domanda insondata, alla quale ogni individuo è chiamato a rispondere distintamente:

chi vede guarda davvero?

La cecità dell’era moderna è quella delle inutili provocazioni, degli slogan che promettono senza il minimo sforzo, delle patologie diagnosticate da Google, dove l’artista non serve più perché le anime sono lavate dall’alcool del weekend, dove i tarocchi sostituiscono gli psicologi e si innalzano muri senza guardare oltre essi. Gli occhi sono ciechi quando si predilige la reperibilità al cellulare alle relazioni, quando un “mi fido del tuo profilo Instagram” è preferibile a una stretta di mano. Nell’epoca in cui la realtà è offuscata dalla finzione, i ciechi potremmo essere noi stessi che in questo momento stiamo “guardando” con i nostri OCCHI.

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