Quadrato e cerchio

“Cercare la quadratura del cerchio”

Chi usa questa espressione spesso vuol definire la ricerca di una soluzione ideale a un problema, talvolta un cavillo troppo difficile da risolvere, la ricerca di una soluzione apparentemente illusoria o il tentativo di risoluzione di un enigma difficile da cifrare, quasi impossibile. L’espressione è identificatrice di dubbio perenne e può essere oggetto di due interpretazioni diametralmente opposte.

In Grecia e nel Rinascimento, periodi storici caratterizzati dalla ricerca e dalla perfezione (e dalla ricerca della perfezione), alcuni studiosi erano intenti nella risoluzione di un insistente problema geometrico: è possibile costruire un quadrato che ha la stessa area di un dato cerchio?

La geometria è una disciplina che dalla sua origine ha come obiettivo la risoluzione di problemi posti dall’uomo, per questo non stupisce che la soluzione al problema precedente citato sia stata riproposta nei secoli. Nel XIX sec., tuttavia, dopo il vano tentativo di darne risposta, il problema venne definito “impossibile”.

Se è “geometricamente” evidente l’impossibilità di quadrare un cerchio, “linguisticamente” la condizione assume diverso significato: quadrare un cerchio è letteralmente la possibilità escogitata o l’effettiva impossibilità di risolvere una situazione. È interessante notare come nel linguaggio, i modi di dire abbiano un denominatore comune legato a un fatto storico accaduto anni, secoli o millenni prima.

Qualsiasi lingua riflette il carattere significante e significativo della cultura del popolo che ne fa uso. La storia dell’uomo ha una memoria definita attraverso il linguaggio: un modo di dire è simbolo e richiamo di un accaduto. Per un certo aspetto quadrato e cerchio sono presenza e assenza di significato, ed è in questo caso che l’espressione “”trovare la quadra del cerchio” ha duplice interpretazione, e si può esprimere in due mo(n)di opposti. Oltre a essere strettamente correlata all’Uomo vitruviano di Leonardo, è da un punto di vista mentale, storico e geometrico, l’emblema dell’umanità. I simboli nei quali è inserito l’uomo “nuovo” sono il quadrato, raffigurazione della terra, e il cerchio, simbolo di perfezione divina; l’uomo è posto al centro, dove avviene l’incontro tra la realtà e Dio.

Nel cerchio si manifesta l’infinito, l’eternità senza inizio e fine, e il tempo che circonda lo spazio. È una forma dinamica e simbolo di compimento, unità celeste e movimento infinito. Paragonabile all’Uroboro, è un serpente che mangiandosi la coda nasce, muore e rinasce all’infinito. Cerchio e quadrato devono essere dunque letti in chiave simbolica, anche considerando le riletture cristiane della teoria del microcosmo: il cerchio è interpretato come allusione alla sfera divina, mentre il quadrato rappresenta il mondo terreno.

Ogni tentativo di inscrivere l’uomo in un cerchio e in un quadrato va interpretato in questo modo; il primo rappresenta lo stato della sostanza primordiale, intoccabile e trasparente: sprovvisto di angoli e di spigoli simboleggia l’armonia, che per assenza di opposizioni traduce l’indifferenziato in un’uguaglianza di principi. Il simbolismo del cerchio è anche qui duplice, da una parte magico e dall’altra celestiale. L’interpretazione intesa come volta celeste rappresenta la dimensione intellettuale e spirituale. Opposta al quadrato, incarna l’aria e il rapporto con la terra e tutto ciò che è materiale. Il quadrato rappresenta invece il modello del recinto sacro (tempio), è fondamento della congiunzione dei quattro simbolici punti cardinali, nonché la simmetria dei lati opposti. Se il cerchio è perfetto, il quadrato è giusto. Quest’ultimo fu scelto dai pitagorici come simbolo di giustizia, rappresentazione della legge, intesa come codice esteriore di ordine concettuale. Il quadrato è anche simbolo dell’universo concreto, opposto all’astratto e antitesi del trascendente: il quadrato è la realtà.

Quadrato e cerchio sono perciò figure contrastanti, giustizia e perfezione. Che sia interpretato come sacro, profano, magico o religioso, l’Uomo vitruviano è inscritto nella geometria ed è nella costante e differente interpretazione dell’uomo che la magia del disegno trova atto. Alcuni studi hanno riscontrato un disallineamento nel disegno di Leonardo. La scoperta potrebbe mostrare come per il Genio le proporzioni delle figure geometriche fossero più importanti dell’interpretazione simbolica dettato da una reinterpretazione religiosa. L’uomo vitruviano, a metà tra divino e terreno, è il raccordo in grado di unire l’universo spirituale e concreto dell’uomo.

“Ubiquo. Anatomia del Pensiero” celebra e riposiziona le proporzioni del corpo, libere dalle imposizioni della retorica. 

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